venerdì, dicembre 08, 2006
18:14
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Tutti qui
postato da: Windy in: musica

Claudio Baglioni
Giovedì 7 dicembre 2006
Era il 1992, all'epoca avevo 15 anni.
Accompagnavo mia madre al Dall'Ara, per vedere (il mio) suo primo concerto.
Certo la mamma era una fanatica già da molto tempo, ma per me lui era quasi sconosciuto, per esempio non conoscevo nemmeno una sua canzone a memoria.
Fu subito amore.
Mentre sono in macchina e guido, mi piace cantare, ma se passa Claudio, non canto: vengo posseduta dal demonio. Mi attacco saldamente al volante e comincio a cantare con tutta la voce che posso, (che è molto poca, mentre lui ha tre polmoni, per cui è quasi impossibile stargli dietro): quando comincio a diventare cianotica, la canzone volge quasi al termine, ma a quel punto l'ipossia è già avanzata (per cui adesso capite molte cose).
Ore 19,50.
Si parte.
Ho avuto mal di testa tutto il giorno, preferirei farmi colpire con una mazza da baseball piuttosto che andare ad un concerto, ma dieci minuti prima di partire la sento arrivare: è lei, l'adrenalina.
Forse richiamata dallo stato di semi isteria in cui versano la mamma e le sue amiche, storiche amiche di tante cantate, e compagne di una vita di demenza (la mela non cade mai lontana dall'albero). Qualcuna deve restare calma, e quel qualcuno sono io (a posto).
Quando arriviamo al PalaMalaguti è già delirio, le macchine che arrivano da ogni parte, i finestrini socchiusi che diffondono quelle stesse note che hanno fatto da colonna sonora alla vita di molti.
Non ce la posso fare, io sono fatta di emozioni, e parto anche io (il cervello intendo).
Mi sento di nuovo una bambina, e forse è questo il bello dei concerti, puoi urlare e scatenarti come non è concesso fare nella vita di tutti giorni (che peccato).
Il pubblico eterogeneo non ha un'età media: si parte dalle famiglie con tanto di prole al seguito, a coppie attempate, a giovani donne della mia età. E stupore, noto che sono molti anche gli uomini, e non sono tutti necessariamente di mezza età.
I posti sono numerati, e quindi non c'è l'isteria tipica del concerto nel quale devi fare di tutto per arrivare il più vicino possibile al palco. La fila è comunque lunghissima, fortunatamente è una fila educata e composta.
Quando strappano il nostro biglietto, qualcuno si fa prendere dall'emozione e tira una scoreggia di quelle nauseanti, quasi svengo: stavolta non per l'emozione, ma per il tanfo.
Entriamo.
Il PalaMalaguti è già pieno, dopotutto mancano solo dieci minuti all'inizio del concerto. Ci sediamo ai nostri posti, che non sono proprio vicini al palco.
Dieci minuti dopo esatti gli altoparlanti invitano gli operatori " a prendere il proprio posto", e la voce è la sua. Contemporaneamente alcune luci si spengono.
E si accende definitivamente il delirio, dopotutto nessuno aspetta altro.
Ancora qualche minuto ed eccolo lì. Doverosa ovazione collettiva.
Inizio a scaldare le corde vocali, con un urlo tale che fa girare i due bambini subito seduti davanti a noi (che ridono), e Marina (amica di una vita intera) mi apostrofa "sicura che vuoi che ti stia vicina eh"?
Ad aprire il concerto, la canzone che presta il nome al tour "Tutti qui", e subito dopo si parte subito: "Strada facendo" "Noi no". Alla faccia del contenersi, alla fine delle prime tre canzoni siamo tutte in uno stato di prostrazione fisica e vocale, e ci siamo appena scaldate.
Sono "tutti qui" davvero, i pezzi della sua storia musicale, ed il pubblico non chiede di meglio. Io personalmente, davvero no.
Il mio fido telefonino, che può girare filmati fino ad un'ora, viene per la prima volta messo a dura prova. Nonostante la distanza dal palco, inizio a riprendere.
Noto subito, con un sorriso, come le luci degli accendini, e dei cuoricini a molla siano state sostituite dalle luci un pò fredde degli schermi dei cellulari. Certo di materiale pirata stasera, ne verrà ripreso parecchio -penso- ma stai sereno Claudio, nessuno può risparmiarsi dal cantare insieme a te, tutte le riprese, saranno certamente una schifezza.
Il concerto è un crescendo, studiato magistralmente, splendidi medley (che di solito non amo, ma questi sono davvero belli) alternati a canzoni intere. Pezzi del vecchio Cluadio, alternati a successi più recenti: ugualmente emozionanti. Le luci accompagnano la musica, ed esaltano il pubblico, invitandolo a partecipare. Certo conosce i suoi fans il buon Claudio, e sa bene cosa ci esalta. Due ore e un quarto dopo, sono ormai completamente priva di voce, ed ecco in un medley spettacolare: "Questo piccolo grande amore" "E tu" "Amore bello" Sabato pomeriggio" E tu come stai" "Solo" "Amori in corso" "E adesso la pubblicità". "Mille giorni di te e di me" "Io me ne andrei" "I vecchi".. volevo troppo chiamarti Raffy, ma è davvero tardi. Ho ripreso quasi tutto però, e come promesso, ho cantato anche per te, più che ho potuto.
Ad "Io sono qui" presenta la band, e so che un pezzo che non può non esserci. Il telefono si spegne, la batteria prostrata mi saluta.
Porca puttana.
E partono le note della mia canzone, a chiudere il concerto: "La vita è adesso".
L'emozione è forte, e vuoi per la settimana pesante, vuoi per il significato che ha questa canzone, mentre canto inizio a piangere (donne). "Perché non c'è mai fine al viaggio, anche se un sogno cade"
Appena arrivata a casa, scarico il contenuto del telefono. E come avevo temuto, la mia voce troppo vicina al telefono al momento della registrazione, sovrasta nettamente quella di Claudio. Il risultato è una tirstezza indicibile per le orecchie, ma certo un ricordo indelebile. (e ci credo)
Grazie Claudio, al prossimo concerto!











