
Rudimenti
sulla professione grafica.
Cinque mesi fa orsono,
mi veniva data la notizia che la signorina X, illustrissima esperta di tantalchilologia, avrebbe intrapreso il semplicissimo compito di impaginare una rivista di presumibilmente trentadue pagine (o forse sedici, o magari sessantaquattro non so), senza e ribadisco SENZA saper usare nessun programma di grafica.
[A parte qualche rudimento del defunto - e ci sarà un perché - PageMaker (e quando intendo rudimento intento "apri" "crea nuovo" "copia" "taglia" "incolla" "chiudi")]
Sul momento pensai ad uno scherzo, ma poi vidi la drammatica serietà delle intenzioni, e mi chiesi perché cazzo il mio inutile titolare non stroncasse sul nascere questa pericolosa iniziativa.
Ma la risposta è presto data: perché è inutile.
E così il progetto prese piede.
Iniziali pomeriggi passati a ripetere per trentasette volte filate come si clona UNA scritta, o come si raggruppano DUE oggetti, e l'evidente non comprensione delle trentasette spiegazioni, mi avevano in effetti fatto intuire che il lavoro avrei necessariamente finito per farlo io.
E intanto passavano inutilmente due mesi, ma la signorina X ancora credeva di poter riuscire a impaginare il tutto da sola, dopotutto si sarebbe trattato di 16 pagine, forse trentadue, magari sessantaquattro.
Avevamo tuttavia ancora 3 mesi di tempo a disposizione, e sappiamo tutti che fissando l'interfaccia di un programma si impara ad utilizzarlo no? Quindi in tre mesi, cazzo, avrebbe imparato.
Dopo l'ennesimo pomeriggio speso a ripetere come si fa copia e incolla, decido di impugnare la situazione proponendo di sollevare Miss. X dal suo semplicissimo incarico [fissare lo schermo].
E così è stato.
A quel punto ho ingenuamente pensato che l'ostacolo più grande fosse aggirato.
Sbagliavo.
Una persona che senza saperlo fare, pretende di impaginare una rivista, lavoro che normalmente richiede tempo e concentrazione, ritiene anche che fare questo lavoro sia:
A-semplice
B-veloce
La semplicità è ovviamente conseguente alla bravura dell'operatore grafico, la velocità anche [di solito sono modesta, ma diciamolo, nel mio lavoro io sono dannatamente efficiente], il tutto però è collegato ad alcuni insignificanti particolari:
sapere che COSA va inserito nell'impaginazione:
numero degli articoli articoli, lunghezza e collocazione dei tali, immagini correlate... si, insomma: i CONTENUTI di una rivista.
Una persona che senza saperlo fare, pretende di impaginare una rivista, lavoro che normalmente richiede tempo e concentrazione, ritiene anche che fare questo lavoro sia:
A-semplice
B-veloce
C-CHE NON SIA NECESSARIO CONOSCERE I CONTENUTI DELLA RIVISTA.
E intanto passavano altri due mesi, e la data di consegna della rivista si avvicinava, senza sapere però che cosa effettivamente avrebbe contenuto la rivista.
A quel punto iniziava il vero delirio, solo che io non potevo saperlo:
"vedrai che finiamo tutto in un pomeriggio", "vedrai che facciamo in tempo, tanto è una cosa semplice".
Non ho mai sentito una tale mancanza di rispetto nei confronti della mia professione:
sarebbe come se io pretendessi di saper fare la psicologa perché vado dalla psicologa e quindi ho visto come si rapporta coi pazienti,
sarebbe come se io pretendessi di saper fare il dottore poiché conosco tanti dottori e li ho visti in azione.
E' vero, per la mia professione non è necessaria una laurea.
Questo non lo avevo calcolato.
Se una persona che NON ha mai visto come si lavora in questo campo sbaglia a calcolare i tempi, lo capisco, che tutto questo sia avvallato da un "titolare" che si vanta di "fare questo mestiere da 150 anni" mi fa incazzare come una biscia.
Alla fine dei conti, io vengo pagata e l'unica cosa che posso fare è inghiottire la bile e fare quello che mi viene detto di fare.
In sostanza il lavoro è stato fatto in una settimana (UNA), poiché la sottoscritta è rimasta più volte in ufficio fino alle 19,00, l'ultimo articolo è stato inserito il giorno prima di uscire in pellicola e dulcis in fundo
"Vedi che alla fine ce l'abbiamo fatta?"