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cose da windy
Nel cinema, come nella televisione è tutto così dannatamente semplice.
Non esiste una situazione difficile, che nel giro di un paio d'ore non trovi un esito felice. Grandi amori che finiscono, grandi amicizie che finiscono, problemi con i soldi, problemi con il lavoro. Tutto si risolve.
Certo, in prospettiva le cose tendono ad andare così anche nella vita, ma non altrettanto velocemente, e non senza cicatrici. Ma a tutto c'è rimedio, no?
Potrei recitarmi da sola, filippiche lunghe ore, sul fatto che siano le cicatrici a permetterci di evolvere, ma affrontare un cambiamento drastico non è facile, e soprattutto, nel momento in cui ti trovi ad affrontarlo, anche se sai che qualcosa non fa più per te, e non lo senti più tuo, quello stesso "qualcosa" diventa molto più rassicurante del non sapere cosa ti aspetta, e quali saranno le conseguenze della tua scelta.
Quello stesso qualcosa che ti logora, diventa quasi un amico, paragonato al salto nel vuoto, al rimettersi in discussione, al riorganizzare tutto.
Posso riorganizzare il mio armadio, o la mia stanza, la dispensa, sono bravissima a farlo. Nel mio armadio, nella mia stanza, nella mia dispensa, ci sono cose che conosco. So cosa posso eliminare. Ma se per esempio dovessi riordinare l'armadio di qualcun altro?
E adesso è arrivato il momento, di svuotare il mio armadio, buttare via tutto, e ricominciare con vestiti nuovi. Esistono certamente persone che si sentirebbero spaventate si, ma soprattutto elettrizzate, ma io sono della vergine, ascendente capricorno, segno di terra, ascendente di terra. Piedi per terra.
Erano anni che maturavo questa decisione, che la rimandavo, che la tenevo come alternativa, per ripetermi "puoi farlo" senza crederci fino in fondo.
E poi mi sono ritrovata in un pomeriggio, a telefonare per cercare altrove, e dopo nemmeno ventiquattro era fatta: se volevo potevo avere un lavoro nuovo.
E lo temevo, ma lo volevo. E quindi ho scelto.
Ma come per ogni stramaledetta scelta che prendo, poi ci ripenso, poi mi chiedo "avrò fatto la scelta giusta"? E l'eccitazione del momento, quel senso di "onnipotenza" nel dire "accetto il lavoro", viene misteriosamente inghiottita dalle paure.
E se il lavoro facesse cagare? E se i colleghi fossero stronzi? E se il nuovo capo fosse un imbecille peggio del primo (oddio difficile a credersi)? Se anche una sola di queste ipotesi dovesse realizzarsi, non sarei punto e a capo? Ma in un posto nuovo? Certo c'è da dire che il posto nuovo può pagarmi, mentre il posto vecchio presto avrebbe potuto non farlo, e allora mi sarei logorata su "ah se avessi cercato lavoro"...
In ogni caso, qualunque cosa accada, oggi si è chiuso un cerchio. Sei anni cinque mesi e quindici giorni di onorata carriera, lascio un idiota alto un metro e un cazzo, sì, lascio un lavoro che amo, e cazzo lascio i miei archivi perfetti, il mio G5 con 6,5 GB di RAM, lascio lo schermo a 23 pollici widescreen, lascio alcuni di quei clienti che adoro.
E lascio soprattutto delle splendide colleghe che mi hanno permesso di crescere e fare passi da gigante, delle colleghe che mi hanno organizzato una festa a sorpresa, con tanto di fiori e regali: costringendomi a piangere come una foca, praticamente alle 10,00 avevo già l'aria di un panda, grazie anche al mascara non uoter-pruf.
Comunque sia, si comincia di nuovo. Porto con me tanto affetto, così come so di averne lasciato altrettanto. Ho visto tanta gente piangere tutta insieme, solo al concerto dei Take-That dodici anni fà. Quanto meno è gratificante sapere di aver lasciato qualcosa di buono.
Chiudo questo post poco ilare, con la poesia dedicatami a chiusura di una splendida lettera (e giù a piangere), un pò per fermarla, un pò perchè sadicamente spero di far piangere qualcun altro, io son dodici ore che piango. Comunque grazie ragazze, davvero.
Il più bello dei nostri mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello,
non te l'ho ancora detto.