giovedì, settembre 30, 2004
10:16

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Maledetti Jalapenos2

postato da: Windy in: legge di murphy
(devo ancora digerire)

Quasi 36 ore dopo la cena, comunico ufficialmente che i fottuti Jalapenos latitano ancora su e giù tra esofago ed intestino tenue, indecisi sul da farsi.
Quai 36 ora dopo la cena ho ancora lo stomaco devastato e la costante sensazione di aver bevuto da una latrina.
Avete presente quel bell'alitino fresco tipo fogna che si ha tutti al mattino appena svegli?
Bene, io me lo sento addosso da 36 ore.
Quasi 36 ore dopo la cena ho deciso definitivamente: col cazzo che torno a mangiare messicano.
Mpf...
mercoledì, settembre 29, 2004
01:02

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Maledetti Jalapenos

postato da: Windy in: legge di murphy, cose da windy
(digerire con i petardi)

Si preannuncia una lunga nottata.
Questa sera uscita con Elena, cena al ristorante messicano.
E' dopo un ideona brillante come questa, che mi stramaledico per continuare a voler provare tipi di cucina diversa da quella italiana.
Ci portano il menù e da una prima veloce occhiata alle foto delle portate, sento lo spirito della mia fu-cistifellea che mi implora "NOOOO, ti prego, non farlo".
Ma l'ingordigia ha sempre la meglio sul mio provato apparato digerente, e quindi imperterrita procedo con il piano A: cibo messicano.
Da quel che ho potuto intuire mi pare che la cucina messicana sia basata su un principio fondamentale: prendi tutto quello che c'è in frigo, mescolalo per bene e dagli una parvenza di già masticato, poi cospargi il tutto con circa 1 litro di olio e ricopri di formaggio fuso, magari scaduto da un paio d'anni e che abbia imparato a dire "Ciao".
Questa ricetta si chiama Alambras, o Alambaras, o qualcosa del genere, e viene servita con tortillas calde (la versione insipida e incolore della nostra piadina, sigh).
Per accompagnare il tutto, come "contorno"... JALAPENOS: sarebbe a dire PEPERONI FRITTI farciti di formaggio.
Questi dovrebbero essere serviti con i petardi, o con un goccetto di acido muriatico per consentirne una rapida digestione.
Invece no.
E i maledetti Jalapenos hanno fatto su e giù per il mio esofago per tutta la durata del film che è seguito alla cena, ed anche adesso mentre digito sui tasti argentati del mio fido Guglielmo, li sento chiedere di poter vedere nuovamente la luce (dicesi anche: sto lottando per non vomitare).
E allora, visto che di dormire non se ne parla - temo di poter morire soffocata dai Jalapenos - eccomi a scrivere ancora una volta, di quanto una mente priva dell'apparato neuronale completo (non so se si dice così a dire il vero, però fa figo) sia costantemente destinata alla sconfitta, contro ad uno stomaco di pterodattilo.
domenica, settembre 26, 2004
02:11

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Monospalla

postato da: Windy in: cose da windy
...a volte i sogni si realizzano davvero!

Il trucco è sapersi accontentare.
Quest'oggi, in una Bologna invasa da manifestazioni concomitanti LAV-Immigrati, mi sono fatta prendere da una crisi isterica in piena regola, piantando una quasi scenata all'incolpevole mia dolce metà, che allibito mi ha osservata in silenzio per un circa dieci minuti, prima di attivare la modalità "Stronza, non ti parlo più" [mi dispiace ammetterlo, ma del tutto giustificamente].

Sembrava non dovessi averlo, ma alla fine ce l'ho:
.
La vita a volte riserva soddisfazioni che non ti aspetteresti mai.
giovedì, settembre 23, 2004
20:29

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Ovviamente

...perché poi al mattino li becco tutti io?

Essere donna è davvero complicato alle volte.
Al mattino sono costretta ad alzarmi un quarto d'ora prima del dovuto, per poter eseguire le doverose operazioni di restauro.
E chi te lo fa fare direte voi? Me lo fa fare il rispetto che ho per il prossimo, in quanto appena sveglia sembro nè più nè meno, un vampiro.
La mia pelle già normalmente pallida, assume una curiosa tonalità verdastra, del tutto simile all'attuale template del blog.
Inoltre le occhiaie cercano quotidianamente di arrivare quantomeno alle guance, perché lì dove stanno si sentono sole.
Una grandissima amarezza.
Dal momento in cui suona la sveglia al momento in cui decido di risorgere, passa normalmente un quarto d'ora buono, che non sarebbe contemplato nella tabella di marcia.
Per un altro quarto d'ora eseguo ogni movimento con caaalma, lenteeezza, fino a che non mi accorgo che "OH CAZZO; E' TARDI".
Da quel momento in poi tutto diventa nebuloso e confuso, ma solitamente nel giro di qualche minuto faccio tutto quel che non avevo fatto prima.
Più sono in ritardo più la necessità di controllare se ho chiuso il gas -non meno di tre volte, tre- aumenta.
L'orologio inesorabile avanza, costringendomi a quel punto a fiondarmi sulla macchina, partire sgommando e... "OH CAZZO; AVRO' CHIUSO A CHIAVE?".
Ormai procedo.
Normalmente il mio paesello è totalmente disabitato, al mattino ovviamente, sembra di stare a New York.
Vigilessa.
Si sa, dove c'è il vigile c'è l'ingorgo, -ovviamente- mi ritrovo imbottigliata sul ponte di due metri dove faticano a passare due biciclette affiancate, ma devo fare retromarcia perché passa lo scuolabus.
Quando è il mio turno, la Vigilessa -ovviamente- solleva la sua palettina e fa passare altri.
Poi finalmente riesco a partire, dagli 0 ai 100 in 10 secondi... pronta a ingranare la quinta quando... trattore.
Ovviamente la strada è trafficata e non posso sorpassarlo, allora guido a 5 cm dal suo posteriore sperando che accosti per farmi passare, ovviamente il trattore fa la mia stessa strada.
Ma riesco a sorpassarlo.
E' tardissimo.
Passo per "La cà del Vento" borgata di 20 persone col limite dei 30, ai 90.
Ogni mattina messere zanetta mi tira un accidente perché vado troppo forte, la mattina in cui si renderà conto che potrebbe chiamare i vigili, regalerò a lui la mia patente.
Sono finalmente in velocità, proiettata verso l'ufficio quando... signore con carico d'uova nel bagagliaio impedisce la continuità della corsa.
La strada -ovviamente- è stretta e trafficata in ambuedue i sensi di marcia, pertanto -ovviamente- mi incollo al suo paraurti sperando che si levi dai coglioni.
Non funziona mai.
E' sempre più tardi, ma sono ANCORA in tempo per timbrare il cartellino prima del gong.
OVVIAMENTE, devo lasciare attraversare la strada alla signora anziana che va a fare la spesa alle 7,00, schivare i ciclisti della domenica -perché biciclettino negli infrasettimanali non è dato saperlo- aspettare che parta il camion della nettezza urbana e talvolta, anche attendere che il camionista che ha smarrito la strada decida che fermarsi in mezzo alla strada non è esattamente la soluzione ideale.
E poi arrivo in ufficio.
In ritardo.
Ovviamente.
lunedì, settembre 13, 2004
20:26

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Chi ben comincia è a metà dell'opera

...e chi mal comincia: che si fotta.

Oggi per la prima volta ho seriamente valutato la possibilità di prendere e traslocare in Nuova Zelanda, magari in una tribù maori.
Iniziamo dalla notte.
Sogno che mi bloccano il bancomat, sicché appena sveglia mi vien da pensare "Che siano stati i peperoni?"...
Ma poi realizzo che anche io possiedo un inconscio, che probabilmente vuole ricordarmi che il saldo del conto corrente sarebbe meglio controllarlo magari non una volta ogni solstizio d'estate.
E vado dunque a controllare il saldo.
Non appena la cifra viene visualizzata sul display, sorrido soddisfatta... poi vedo che CAZZO c'è un meno davanti a quella cifra che poco prima mi aveva fatto gongolare.
Seguono bestemmie a raffica, tic nervoso, travaso di bile, telefonate isteriche... per arrivare alle 18,30 quando "IL Signor direttore della Banca" in persona mi telefona personalmente scusandosi in swahili per il malinteso.
Sì, il malinteso.
Cioè ho rischiato l'impianto di un quadruplo by-pass coronarico per un malinteso.
Il terzo malinteso alla Paolino Paperino per intenderci, sicché pare che il tasso d'interesse del mio conto corrente [che più che correre annaspa] aumenterà sensibilmente.
Considerando che solitamente posso ritenermi ricca sfondata se arrivo ai 50 euri, 5 centesimi in più al mese, CAVOLO... son soldoni fitti.
Ma non è tutto.
Oggi Merdy era in vena di scartavetrare l'anima.
Sicché il grande genio dell'informatica [che non è capace di scaricare le foto dalla sua macchina digitale super-sburra], mentre sudavo come una capra sotto la luce del neon, intenta a rigirare le stramaledette scatole in cartone cannettato per coglierne l'essenza... arriva e comincia "Ma perché non usi il piedistallo?"
Diciamo che non lo uso Merdy caro, perché essendo stato concepito per una macchina digitale da 10 kg e dalle dimensioni approssimative di una cabina telefonica,
essendo questa nuova macchina del peso non superiore ai 150 grammi e non più grande di un pacchetto di sigarette,
potrebbe - e dico potrebbe - scivolare dal supporto, frantumandosi per terra...
con conseguente frantumatura di coglioni nei miei confronti perché ricordiamoci che "Dobbiamo stare attenti" [plurale majestatis imperativo].
Io già lo immaginavo a montare ugualmente il piedistallo e farmi vedere come sarebbe stata su perfettamente bene la mini-macchina sul macro-piedistallo, quand'ecco arrivare a salvarmi dal secondo tic nervoso della giornata, il Merdy-fratello, che lo rapisce in una conversazione evidentemente troppo impegnativa per potermi prestare ulteriormente attenzione.
Grazie signore grazie.
Ma non è tutto.
Oggi nemmeno il nostro factotum era in buona, così, alla scoperta di un errore di una lavoro già stampato e per inciso controllato in fase di elaborazione grafica, almeno un centocinquanta volte...
"Dobbiamo stare attenti"
Che importa aver evidenziato quel preciso particolare prima della stampa?
Che importano i costanti aggiornamenti sulla progettazione del lavoro?
Dobbiamo - devo - stare attenti.
E a questo punto pare evidente che lo studio di un archivio dei dati COMUNICATI sia a dir poco impellente.
Tic nervoso palpebra/labbro.
Ma non è tutto.
Tornando a casa, un camion di pagnotte di mais, ha perso una pagnottella che è planata con crudeltà indicibile sul cofano della mia macchina, segnandola.
Ecco adesso è tutto.